
Strumenti di distruzione di una cultura è un’opera tecnica nata per concepire una strumentazione (creazione di prompt),per l’atto performativo. Dovrebbero essere utili per una scena che si terrà.
Si tratta di una produzione di strumenti concepiti come oggetti performanti che si inseriscono concettualmente con lo scopo di identificare, o procurare identificazione, di un processo di distruzione culturale.
Gli oggetti prodotti sono bastoni in legno, bastoni in ceramica, scatole, bauli, accorpati spesso a strumenti di amplificazione digitale, come microfoni, videocamere e fotocamere.
Strumenti di distruzione di una cultura è liberamente ispirato dal libro di Luigi Maria Lombardi Satriani Folklore e profitto – Tecniche di distruzione di una cultura.
Attualmente le opere come: Quiescenza, Eugenio Bales, Oscena Campo Purgatorio, Fluitazione, Zona render ad alto rischio e Rubrica Sortilegio, sono opere performance/video prodotte con l’ausilio di strumenti di distruzione di una cultura.












Strumenti di distruzione di una cultura
Quel che è immobile è il soggetto, al cui servizio si muove l’occhio alato. E la metamorfosi dell’occhio, che riguarda non soltanto la sua forma ma il suo funzionamento, serve appunto a risparmiare all’uomo moderno il faticoso rapporto tattile con le cose, che presuppone l’incontro fisico diretto e immediato con ognuna di esse. [Franco Farinelli Geografia, capitolo 72, Il «disincanto del mondo», il possibile e il virtuale]
Sostenibilità come impegno per una riconquista dell’inutile. Produzione di strumenti per lo sviluppo e incentivo di disobbedienze. Assemblaggio e composizione di oggetti creatori di deriva e svalutatori di utilità e di consumo. Questa strumentazione è frutto di uno studio in fase di sviluppo che ha come scopo quello di ideare una tecnica di distruzione di una cultura .
La distruzione è a favore di una ri-composizione di quelle che vengono definite culture subalterne, quindi culture vicine e vivibili in primo luogo.
Le forme espressive sono l’oralità, la mimica, il folklore sperimentale e di rottura.
L’attenzione richiesta è strettamente popolana, non è pop, non è populista. Lo spettacolo è una cultura da distruggere.
Io, l’imbucato, provengo dalla subalternità, sono nato però non ricordandolo, quindi affronto pratiche che mirano ad una riacquisizione della mia cultura, vivendola, producendola.
Matrice: l’arte.
L’arte è decompositrice di costrutti immaginari, proprio perché ne è prima creatrice, influisce nella vita reale e smantella concezioni abitudinarie.
L’arte, potrebbe essere definita la prima divulgatrice di ogni semenza immaginifica che nell’acquisire rilevanza in una società, diventa concezione culturale, senso di appartenenza comunitario, comunità immaginata.
L’arte, potrebbe anche essere complice dell’inganno, fautrice di omertà. L’omertà è una variata forma di finzione o menzogna, copertura o interpretazione.
Sono dunque omertoso perché ritengo sia impossibile non esserlo.
Omertà è una parte di dominio entrato nel nostro fare quotidiano, ci rende ignari delle fluidità. Noi soggetti del nostro vivere iniziamo a staticizzare il nostro essere e ci rendiamo marmo, vittime del nostro stesso descriverci blocchiamo l’imprevisto avvenimento sostituendolo con la deduzione del possibile, evitando il rapporto tattile con le cose.
L’omertà è plasticità in negativo, si nutre della forma di staticità che le persone tendono ad assumere sempre di più.
Esempio di staticità è la rappresentazione, presente in ogni sua forma: rappresentazioni di luoghi, di atteggiamenti, di coscienze.
L’arte anticipa il venire di queste rappresentazioni, perché prima di essere create, essa si trova esattamente all’interno dell’atto generatore o è lo stesso atto. È dunque movimento, è attrito, è corrosione e generazione di un processo di creazione o di distruzione. Quando questo processo finisce subentra la rappresentazione che non è altro che un reduce, cioè un ricordo della creazione, un ricordo dell’arte.
La rappresentazione, la descrizione e la definizione, hanno sempre più pervaso la nostra quotidianità con varie forme: con la manomissione della storia che diventa forza persuasiva, collettiva, produttrice di esempi cioè canoni.
I canoni, come gli esempi e i ricordi, sono astrazioni mentali, potenzialmente ferme, che se non messe in discussione diventano monumento, diventano marmi. Più questa messa in discussione non avviene, più questi marmi prendono le sembianze di natura e si rendono mimetici, diventano omertà, vezzo culturale quasi indissolubile.
Omertosi siamo, perché eccessiva predominanza diamo alla sola vista. Inganniamo negando proprio il vedere, che per noi significa conoscere una cosa:
“Io mai niente e nessuno ho visto”.
Neghiamo di vedere e proprio in questa negazione confermiamo la priorità che la vista ha per noi, rispetto a tutti gli altri sensi, a tutti i sentimenti. Se non vediamo una cosa, quella cosa non esiste. Soltanto il vederla ci induce a credere alla sua esistenza.
La produzione di Strumenti di distruzione di una cultura è un’arma per un rinvenimento del qui ed ora, prende spunto da quelle che sono pratiche millenarie. Il bastone si ispira all’alchimia, alla pastorizia, alla rabdomanzia, pratiche popolari, riti pagani.
Riscoperta di luoghi è lo spostamento dello sguardo verso il ritorno di una vita vissuta in prima persona, senza l’utilizzo di surrogati.
Luogo, atteggiamento, coscienza. Sul luogo c’è l’atteggiamento che crea coscienza, questa è la formula che adopero per l’identificazione dell’arte, per la deduzione del suo stadio compositivo.
È sul luogo vissuto che bisogna partire per creare gli innesti, con un atteggiamento non rappresentato comunichiamo i sentimenti e smuoviamo una coscienza non conosciuta.
Definirci contemporanei ad una contemporaneità che non viviamo provoca in-appartenenza, apatia.
La contemporaneità, per il troppo pronunciarsi, richiamarsi e descriversi, è pesante e inutile. Non esiste.
Sono contemporaneo all’aria che respiro.


Cospiranza
Raffaele Greco
Una versione dell’opera, come raccolta strumentale, è stata presentata nel 2023, nella Galleria Colla di Milano, in occasione di un evento collaterale della Fascion Week Milano, curato dalla rivista Collectible Dry. Si tratta di un’operazione di imbucata e fallimento interlocutivo.