
Performance – atto unico
Raffaele Greco – Compagnia Gerunda
Fondazione Ica Milano
novembre 2024
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- “Scusate.
È fuori che sta succedendo qualcosa.”
Le persone hanno sentito queste parole e mi hanno seguito fuori in strada, usciti dal cancello del cortile di Fondazione Ica Milano.
A seguirmi c’erano, Mattia, Valerio ed Elia, i compagni gerundi. C’era anche Antonio e i musicisti della Banda degli Ottoni a Scoppio. Noi di compagnia e Antonio sbucavamo con delle videocamere, mentre la banda ha sfoderato la sua strumentazione. Siamo stati tutti complici, anche con qualche infiltrato tra il “pubblico”.
All’uscita ho distribuito un documento che bisognava compilare, era una liberatoria che ci licenziava da responsabilità. Al suo interno, dopo il primo testo introduttivo sul gatto di Ivan Della Mea, la liberatoria portava precise parole:
Firmando questo documento mi assumo ogni responsabilità qualora prendessi la decisione di uscire dagli spazi di Fondazione Ica, giovedì 14 novembre 2024, dalle ore 18.30 alle ore 19.00, per assistere alla performance Zona render ad alto rischio. Accettando dunque, senza far ricadere all’artista Raffaele Greco e alla Fondazione Ica, le conseguenze di: inciampo, slogatura di piede, ustioni cutanee per raggi UV, esalazione veleni per topi o altro incidente che possa provocare difetti fisici; Disdette come: trovarsi dentro simbiotiche proposte di futuribilità, pagare l’affitto in luoghi che non ti vogliono, sopportare ricatti, fare aperitivi, visitare le mostre a Milano; Danni morali come: nausea, sentirsi poveri/e/u, sbagliati/e/u, inadatti/e/u; Incidenti mortali come: tegola di tetto, fulmine, incendio dei rigogliosi boschi limitrofi, trombe d’aria, ciao guidati male, automobile che investe accidentalmente come anche tram, bus e taxi o aerei precipitati; Morte causata non accidentalmente come: alluvioni, amianto, fumo di sigaretta, vendette rimaste in sospeso.
Firmate le liberatorie gli Ottoni si avvicinarono a noi, all’uscio del cancello dal quale sembravano incorniciati. Un momento dopo, con il “pubblico” in strada, noi all’uscio e gli Ottoni appena dentro, sembrava stesse per accadere qualcosa. Poi ho chiuso il portone e gli Ottoni hanno intonato le prime note del El me gatt di Ivan Della Mea. Erano di colpo in clausura.
Verso finale:
È la giustizia che mi fa torto Ninetta è viva ma il gatto è morto.
Questa cosa è successa e si tratta di un’azione performativa realizzata appositamente per gli spazi di Fondazione Ica, interna ad un evento che ha accolto altri interventi di artisti, tutti giovani, tutti usciti o uscenti da Brera. Io ero il più anziano ed è la prima volta nella vita che mi succede.
Farò strada con le istituzioni? E che cosa è un’istituzione? Se questo percorso stradale mi dovesse obbligare in piazzole di sosta che assestano o in vicoli di abbreviazioni, cioè percorsi preferenziali che contribuiscono alla copertura di un suolo… Preferire di no. Preferirei lo sterrato o il non solcato. Ma sono figlio dell’abbondanza invasione, non solcati non esistono. Ad essere colonizzata c’è pure l’aria, il respiro e l’idea. Quindi è alienazione. Non mi resta che muovermi nella ritroseria di bivi non imboccati, strade non completate, abbandonate, non volute, sbeffeggiate ma soprattutto, sottovalutate.
Istituzione per me è un luogo dove la cultura è una stratificazione di cose accadute che riguardano e che contemplano il mondo circostante. Un luogo che dà origine e raccoglie gli scambi di un territorio, una molteplicità di realtà ed anche i conflitti di esse.
È istituzione dunque un Istituto scolastico, un’università, una chiesa forse, un museo, un cinema o una persona.
Una collezione d’arte e l’accumulo di un capitale economico non sono sufficienti per tramutare la mia percezione e non riescono a farmi vedere istituzione una cosa che essenzialmente non considera la mia esistenza, quindi non interpella. Di conseguenza la mia considerazione della sua, di esistenza, è molto differente dal percepirla come voce istituzionale e culturale, ma semplicemente come voce che ha la possibilità, legittima o no, di essere sentita. Cioè, si può permettere di comprare il volume delle cose che si sentono nel mondo, coprirlo e decidere il canale di distribuzione. Questo è quello che fanno attualmente le fondazioni, enti autoproclamati. L’Auditel fa scuola.
La performance Zona render ad alto rischio usa la logica dell’imbucato che in quanto tale vede cosa è celato, cosa copre chi. I render di quel quartiere, coprono con persuasioni. Milano città più omertosa d’Italia 2024. Cantieri bloccati dalla magistratura, imprenditori incazzati: “Riscriviamo dunque la legge così ritorniamo giusti”. Nuovi nomi ai quartieri o distretti che suona meglio. Nolo, soupra, symbiosis. Conviviali alteratori demografici.
Ho sbattuto fuori i troiani dalle mura e ho chiuso il cancello.
La metafisica era alle porte, adesso i portoni sono spalancati.
La nostra formazione ci ha educato a questo. E Nessuno te lo vorrebbe dire. Fare lezione in un museo che vuole sbatterti fuori. Le Civiche private dagli spazi e dalle persone. Ti chiederanno più soldi. Nei cortili gente armata che ti spegne le sigarette. Nei piedistalli delle onorate sculture, bicchieri di cristallo, di un femminomo[1] con il tacco a spillo che ha acquistato duecento minuti, tutti per lui, per sentirsi legittimato, da solo, di buttare ogni tanto un occhio al gluteo performante di Napoleone.
Quelle stesse chiappe che ogni giorno guardavo di passaggio per andare a sentire lezioni su Debord, Menna, Argan… Istituzioni. Dove siete? O per lo meno, dove siete stati? Che vengo.
Noi ci muoviamo.
Dal varco di queste mura adesso vedo maggiori fuoriuscite. Lo dico da fuori, dove sta succedendo qualcosa nostra. Sta a voi buttarvi nel pericolo di una mancata definizione, oppure restare nell’appaganza del servizio di questi femminomini, innominabili, invisibili e continuare la finanziarizzazione del concetto di arte. Bestie da macello.
Milano 29/11/2024 – Raffaele Greco di Compagnia Gerunda
[1] Femminomo in Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo, “sarebbe un essere che ha d’uomo e di femmina, ma d’uomo ha solo la figura e di femmina solo la mentalità… il femminomo (il germanese) non essendo né pesce né carne, nella sua vita non ha altro scopo che quello di sdiregnare i veri e propri uomini e le vere e proprie femmine. Sentiste, vedeste come è potente in guerra? Per forza l’inventò lui la guerra…” Stefano D’Arrigo per femminomo intende fascista.

L’opera è stata affiancata alla ricerca e partecipazione del collettivo Compagnia Gerunda, che sta sviluppando il film Sortilegio a Milano e di cui Raffaele ne è componente. La Compagnia è composta da: Mattia Arreghini, Valerio Di Martino, Raffaele Greco e Elia Storchi. All’interno dell’azione performativa è presente la partecipazione straordinaria del regista Antonio Di Biase. I musicisti sono componenti della Banda degli Ottoni a Scoppio. Si ringrazia il supporto e aiuto di Stefano Nutini di Rifondazione Comunista e dell’artista Antonio Perticara.








